Disturbo Pervasivo dello Sviluppo

Isolati in un mondo tutto loro, i bambini affetti da Disturbo Pervasivo dello Sviluppo appaiono indifferenti e distanti, incapaci di stabilire legami con gli altri; possono mostrare un’ampia gamma di sintomi e menomazioni, ma soprattutto non sono in grado di capire i pensieri, le emozioni e i bisogni degli altri.

Il linguaggio e l’intelligenza, nella maggior parte dei casi, non si sviluppano pienamente, rendendo difficili la comunicazione e le relazioni sociali.

In generale si può affermare che il Disturbo Pervasivo dello Sviluppo influisca tipicamente sull’abilità della persona di comunicare, di avere relazioni con gli altri, e di rispondere in modo appropriato all’ambiente circostante.

Alcune persone affette da Disturbo Pervasivo dello Sviluppo si definiscono “ad alto funzionamento”, con eloquio ed intelligenza intatti. Altre presentano gravi ritardi cognitivi e/o del linguaggio.

I gradi con cui le persone affette da autismo sono colpite variano, ma tutte manifestano ciò che è conosciuto come la Triade delle Compromissioni.

Questa Triade riguarda:

  • interazione sociale: difficoltà ad instaurare relazioni sociali;
  • comunicazione sociale: difficoltà nella comunicazione verbale e non-verbale;
  • immaginazione: difficoltà nello sviluppo del gioco e dell'immaginazione; presenza di comportamenti assurdi e bizzarri.

Intervento riabilitativo

In generale, tutti i migliori e diversi approcci terapeutici che si occupano di “Disturbo Pervasivo dello Sviluppo” si indirizzano sulla strutturazione del tempo e dello spazio e sull’uso di numerosi punti di riferimento visivi proposti ai bambini che ne sono affetti, per aiutarli ad orientarsi in un mondo caotico che non comprendono. Tutto si concentra sullo sviluppo di un programma costruito attorno agli interessi, alle abilità ed alle necessità del bambino, partendo dal principio che questi bambini abbiano gravi difficoltà nel processare le informazioni che ricevono continuamente dal mondo esterno.

La strutturazione del tempo è fondamentale per poter rispondere alle domande implicite del bambino quali:

  • CHE COSA DEVO FARE?
  • CHE COSA SI ASPETTANO DA ME?
  • QUANTO TEMPO CI VORRÀ PER QUESTO COMPITO?
  • CHE COSA DOVRÒ FARE DOPO AVERLO FINITO?

Attraverso la strutturazione del tempo si elaborano queste domande e si cerca di rendere percepibile e concreta per il bambino l’organizzazione che gli si propone dal momento che non è possibile dargli alcuna indicazione attraverso istruzioni verbali; in altre parole, si tenta di rendere la comunicazione il più possibile concreta, razionalizzando tempo e spazio.

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